Si chiamano Simone Mantovani, Stefano Natali e Marco Folegani. Sono i tre laureati in Fisica dell’Università di Ferrara che hanno messo a punto un metodo di monitoraggio delle polveri sottili che rivoluzionerà i sistemi esistenti. Grazie a «PM mapper», software ideato dai tre ex compagni di studi ora trentenni e testato con successo dalla Nasa, le immagini delle micropolveri trasmesse dai satelliti saranno direttamente decodificate e utilizzabili nella lotta all’inquinamento atmosferico.
Un sistema rivoluzionario grazie al quale i tre giovani fisici sono stati proiettati nel grande palcoscenico della scienza europea e mondiale.
Come funziona, in cosa consiste questa scoperta? Le informazioni raccolte dai satelliti sono gratuite, a disposizione dell’intera comunità scientifica internazionale e delle autorità pubbliche. Mancava però un sistema capace di leggerle correttamente. Per questo è nato PM mapper.
Questo software è in grado di mappare la dispersione atmosferica delle polveri, in particolare di quelle più sottili e pericolose come le PM 2,5 (2,5 millesimi di millimetro). Le conoscenze scientifiche su cui si basa il programma informatico PM mapper consentono di calcolare la concentrazione delle micropolveri combinando tra loro 36 diverse bande di radiazione captate da uno speciale sensore, Modis, installato su due satelliti americani: Terra e Acqua.
Non saranno necessariamente messe al bando le vecchie centraline di monitoraggio, perchè il primo vantaggio di PM mapper consiste nel fatto che il sistema si può integrare con quello già esistente. Il monitoraggio terrestre, ossia quello che si affida alle centraline, utilizza un tipo di misurazione puntuale: i dati sono raccolti in un numero limitato di punti e la mappa viene disegnata sulla base di un modello matematico. Questo modello ipotizza la concentrazione delle polveri negli altri spazi non coperti dal monitoraggio. Ad esempio, se una città è interessata dalle micro-polveri trasportate dal vento di un impianto industriale a diversi chilometri di distanza, le centraline non se ne accorgono, e l’incremento delle stesse potrebbe essere imputato, per esempio, al traffico automobilistico. Il loro limite consiste dunque nella visione piuttosto limitata dal punto di vista dell’estensione territoriale e della complessità degli eventi. Inoltre non esiste un sistema capillare di controllo e ogni Regione opera indipendentemente dall’altra.
Il sistema satellitare verrebbe in soccorso proprio su questo punto, visto che fornisce una mappa reale, e quindi dinamica, basata sui parametri fisici, delle presenze delle polveri in ogni punto di una certa zona. Non è quindi legato alle posizioni delle centraline, che sono invece statiche.
La prima sperimentazione di questo sistema partirà quasi certamente dall’agenzia di protezione ambientale dell’Emilia Romagna.
In Europa l’esposizione alle polveri sottili ha gravi ripercussioni sulla salute pubblica: sono 348.000 le morti premature che ogni anno vengono attribuite alle micropolveri. La Commissione UE ha proposto che nei prossimi 15 anni tutti gli Stati membri dell’Unione riducano almeno il 20% della concentrazione di polveri, a meno che il livello medio non sia già inferiore a 7 mcg/m3. Ma nel 2004 (ultimi dati disponibili) il 78% delle città italiane ha superato i limiti fissati dall’Unione europea contro l’inquinamento da polveri sottili.
I tre ragazzi, nel 2004, hanno fondato la MEEO s.r.l. (Meteorological and Environmental Earth Observation) in grado di fornire prodotti e servizi per il monitoraggio dell’ambiente, per la gestione del suolo e per l’agricoltura.
Ascolta la loro storia nella puntata di Radio Gioventù
mercoledì 4 marzo 2009