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La meglio gioventù

Come ministro della Gioventù, intendo rivolgere ogni mia azione verso una generazione di italiani abbandonata a se stessa, blandita dalla politica una settimana ogni due anni circa, quando si svolge un’elezione, raccontata dai mass media come composta da giovani criminali, “fatta” di droghe in generale, percorsa dai fremiti violenti dei teppisti negli stadi o dei bulli nelle scuole, sedotta dall’esempio dei protagonisti più insignificanti della tv, del tutto priva di una missione civile, spirituale o politica che sia.

E’ il ritratto distorto dei giovani italiani di oggi, una massa di parassiti nullafacenti che restano aggrappati alle comodità della famiglia perché rifuggono le responsabilità.
Troppi giudizi affrettati sull’inarrestabile decadenza della gioventù italiana, sono emersi spesso dal pozzo dell’emotività che solitamente condiziona il buon senso.

I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche”, amava sostenere il filosofo francese Joseph Joubert un paio di secoli or sono. Ne sono convinta anch’io. Oggi la nostra gioventù subisce un bombardamento incessante di messaggi sbagliati, programmi sbagliati, esempi sbagliati. Ma è proprio nel modo di resistere a tutto questo che si rivelano le qualità straordinarie di questa generazione. Basterebbe solo un po' di buona volontà per scoprire una realtà giovanile molto diversa nell’Italia di oggi. Si potrebbe così entrare nelle nostre scuole fatiscenti e svelare al pubblico, oltre che alla politica, le tante piccole storie di solidarietà generazionale che non hanno alcun rilievo mass mediatico. Ragazzi e ragazze che si sostengono a vicenda, alleviando le rispettive sofferenze provocate dai disagi psicofisici, dagli handicap, dai drammi familiari.

C'’è un mondo straordinario, quello del volontariato, dell’impegno sociale e politico, lì dove si trasformano ideali in mattoni che sembra quasi non avere diritto di cittadinanza nell’informazione nazionale. Persino nello sport si sottovaluta spesso una generazione che, priva di strutture e mezzi adeguati, si sfianca ogni giorno in piscina, su una pista di atletica o su un campo di rugby per far cantare, anche soltanto per pochi secondi, l’inno nazionale a tutto il popolo italiano. E poi i  nostri giovani militari impegnati nelle missioni di pace, i volontari del servizio civile, le migliaia di giovani che vivono attivamente momenti comunitari legati alla spiritualità. Chi sono tutti questi ragazzi? Sono la nostra “meglio gioventù”. Ribelli, nel senso che sfidano la paura, l’ignavia, la desertificazione dei valori assoluti, e non chiedono altro che strumenti per poter trasformare la loro rabbia in energia positiva.  

Raccontare la meglio gioventù

Uno dei compiti principali del Ministero sarà proprio quello di far conoscere le loro storie. Perché è giusto nei confronti di chi si sacrifica, di chi raggiunge dei risultati, di chi riesce a esprimere la propria umanità con generosità e coraggio. E perché è funzionale all’instaurazione del circolo virtuoso dell’emulazione positiva.

Oggi gli strumenti della modernità sono troppo spesso al servizio della devianza giovanile. La cassa di risonanza offerta dai nuovi mezzi di comunicazione favorisce l’emulazione dei comportamenti peggiori di questa generazione. Dobbiamo capovolgere a vantaggio della comunità l’utilizzo di quelli strumenti. Dobbiamo raccontare con immagini, suoni e parole l’eroismo quotidiano della gioventù che “vive positivo”.

Utilizzeremo innanzitutto internet per questo scopo. Più avanti racconterò delle novità che intendiamo introdurre nel sito del ministero, per il momento, mi limito a rendere noto che in una delle nuove sezioni previste verranno inserite e raccontate le storie più belle della gioventù italiana, ma stiamo immaginando anche strumenti di maggiore diffusione per ottenere lo stesso scopo.

Educazione alla cittadinanza

Altro obiettivo del Ministero sarà quello di promuovere esperienze educative che coinvolgano i giovani fin dall’età della scuola dell’obbligo, tese a sviluppare una concezione di cittadinanza attiva fondata sul rispetto di sé e degli altri, sul concetto di bene comune, sulla solidarietà intesa come condivisione  di idee, valori, diritti e doveri.

Per questo, i giovani sarebbero chiamati anche a conoscere la storia di tanti eroi che hanno contribuito alla loro libertà, all'ottenimento dei loro diritti civili, a consegnare loro la società nella quale vivono.

Eroi che hanno donato tutto senza chiedere niente in cambio, orgogliosi di essere figli d'Italia, e consci del loro impegno verso la comunità nazionale. Cito, ad esempio, due uomini che hanno lasciato un profondo segno nel nostro recente passato, i giudici Falcone e Borsellino. Portarli all'attenzione dei più giovani, è forse il modo migliore per continuare a combattere la mafia.

Inoltre, per ricomporre quella distanza culturale, emotiva e pratica tra adulti, anziani e giovani della quale tanto si parla ritengo utile che nelle scuole italiane i nostri ragazzi possano spendere qualche ora del loro anno scolastico ascoltando i loro nonni parlare di pace e di guerra, di tradizioni popolari, di vecchie storie e di valorosi esempi.

Disagio giovanile

Il percorso fino ad ora descritto racconta l’approccio con il quale il Ministero intende rispondere al disagio e alla devianza giovanile, cioè investendo su quelle “calamite” sociali utili a distogliere i giovani dal mondo della criminalità, della droga, dell’abuso di alcool, e dall’autodistruzione psico-fisica. Come già detto, la strada maestra è certamente quella di valorizzare modelli positivi, ma l’ampiezza delle problematiche necessita di un'azione di natura culturale e di interventi specifici per i quali si rende necessaria un ‘interazione con gli altri ministeri competenti.

Il Ministero intende, come prima cosa, effettuare una ricognizione sul territorio nazionale di tutti gli “sportelli” presenti presso enti pubblici e privati, dedicati ai problemi dei più giovani. Secondariamente, sulla scorta delle informazioni acquisite, si ipotizza l’integrazione dell’esistente o la promozione di nuovi uffici condotti da esperti, in grado di offrire un sostegno utile a ragazzi e famiglie.

C’è poi la complessa questione legata all’uso delle sostanze stupefacenti. La lotta contro le droghe ha impegnato buona parte della mia attività politica giovanile e pur non essendo una competenza specifica del “mio” Ministero, sento comunque di dover affrontare seppure brevemente il tema.

Innanzitutto, considero qualunque tipo di droga causa e sintomo di un disagio profondo. La fuga dalla realtà o la sua distorsione, anche temporanea, è una sconfitta generazionale a cui non so proprio rassegnarmi. Per questo intendo porre il Ministero a disposizione di un percorso che non vuole essere di repressione, ma di libertà. Libertà di amare la vita tutta con i rovesci e le gioie che inevitabilmente porta con sé, senza alcuna schiavitù nei confronti di qualcuno o qualcosa.

D’intesa con il Sottosegretario Giovanardi lavoreremo a progetti comuni di prevenzione e solidarietà. Ma non mi convincerò mai che dalle istituzioni preposte alla difesa della salute e della dignità dei propri cittadini possano venire messaggi di tolleranza nei confronti delle droghe, qualunque esse siano. Dunque, credo sia fondamentale coinvolgere in questo percorso anche altri attori sociali, come i mezzi di comunicazione e tutti coloro che hanno la possibilità di influenzare il comportamento dei giovani, per riflettere insieme sulle responsabilità di chi, per anni, ha dato un’immagine spensierata e allegra dell’uso di droghe. Mi piacerebbe far riflettere i ragazzi e le ragazze su chi sia davvero trasgressivo, oggi, tra chi fuma uno spinello e chi decide di non farlo.   

Un discorso a parte andrebbe fatto per i cosiddetti disturbi dell’alimentazione. Mi riferisco in particolare ad anoressia e bulimia, due patologie che purtroppo affliggono tanti giovanissimi. Anche su questa tematica desidero lavorare di concerto con il Sottosegretario alla Salute, con lo scopo di verificare i provvedimenti più idonei da intraprendere.

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