La Meglio Gioventù
Samantha, "sky is NOT the limit"
28 gennaio 2011
Quella che segue è una storia di meglio gioventù, ricostruita attraverso fonti giornalistiche e un'intervista con il protagonistadi Luca Pautasso
La qualità
più importante per poter volare alto, anzi, altissimo? Tenere
sempre i piedi ben piantati a terra. E non si tratta affatto di un
gioco di parole, ma di non lesinare mai sacrificio, lavoro e
determinazione. Chiedetelo a Samantha Cristoforetti, milanese,
classe 1977, ingegnere aerospaziale, tenente dell'Aeronautica
Militare Italiana, e astronauta dell'ESA, l'ente spaziale europeo.
La prima astronauta donna d'Italia.
Com'è cominciata? «Ho un po' subito il fascino dell'esplorazione spaziale già quando ero molto piccola - racconta - Forse attraverso le lezioni dei miei insegnanti, un po' la lettura, un po' la fantascienza. Un po' mi ha aiutata anche la fortuna di crescere in un paese piccolo, dove i bambini hanno la libertà di esplorare, di crescere in autonomia, di comportarsi senza troppa supervisione».
A raccontarla così, sembra quasi una cosa facile. Specialmente perché, lavoro e grinta a parte, il suo è il profilo di una giovane donna come tutte le altre: ama fare escursioni a piedi, immersioni, esplorare grotte, il nuoto, la corsa, sollevamento pesi e yoga. Ma le piacciono molto anche le lingue straniere, la lettura e il ballo.
Eppure, per raggiungere il suo traguardo, la strada che Samantha ha dovuto percorrere è stata lunga e difficile, talvolta anche tortuosa. Specie per una ragazza che, diplomatasi nel 1996, non ha avuto la possibilità di accedere immediatamente all'Accademia Aeronautica, perché le leggi di allora non consentivano ancora alle donne di entrare a far parte delle Forze Armate. «Il mio percorso è stato un po', se vogliamo, atipico. Perché io ho iniziato con un percorso universitario, quello di ingegneria meccanica, poi aerospaziale, all'estero, in Germania. E nel frattempo, mentre studiavo, in Italia è stato introdotto il servizio militare volontario femminile. Quindi, a partire dal 2000, alle donne è stato consentito di accedere i concorsi per le Forze Armate. In quel periodo stavo finendo gli studi, ma nel 2001 ho conseguito la laurea. Ho quindi partecipato al concorso per l'Accademia dell'aeronautica, e ho avuto la fortuna di essere ammessa in Accademia». Samantha Cristoforetti viene quindi ammessa l'Accademia di Pozzuoli, presso la quale si diploma nel 2005. Durante la permanenza a Pozzuoli presta servizio come "class leader", e le viene assegnata la Spada d'Onore per il miglior risultato accademico, come prima del suo corso. Poi, con le mostrine da ufficiale appuntate all'uniforme, inizia la formazione e l'addestramento ai comandi di alcuni tra i principali velivoli in dotazione all'Aeronautica Militare Italiana, maturando oltre 500 ore "con la testa tra le nuvole", nel vero senso della parola, e conseguendo il titolo di volo di 'Best Wingman' durante l'addestramento con il T-38. Tutto questo fino al 2009, quando dall'ESA arriva la proposta di abbandonare la cloche del suo bombardiere per volare ancora più in alto, ancora più lontano: «Ero proprio all'inizio della carriera operativa quando si è presentata questa occasione di partecipare alla selezione per quattro astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea - racconta - Opportunità come queste capitano una volta nella vita: l'occasione la dovevo cogliere, pur sapendo di dover rinunciare alla carriera operativa».
Ora, tra una sessione di addestramento, un'intervista e una lezione per raccontare agli alunni di qualche scuola come fare l'astronauta da grande possa essere molto più di un semplice sogno, Samantha è in attesa della sua prima missione in assenza di gravità.
Per lei il cielo non è più un limite già da tempo. Presto diventerà un altro traguardo tagliato. Ma il fatto di aver realizzato quello che per tanti altri, per quasi tutti in verità, rimarrà solo un sogno, non le impedisce certo di continuare a sognare. «Mi piacerebbe davvero tanto che lo spazio, almeno per l'orbita bassa, diventasse accessibile a tutti, e non fosse più soltanto un privilegio di chi non fa l'astronauta di mestiere». E chissà che, presto o tardi, di sogno realizzato Samantha non possa vedere anche questo.