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Diritto al Futuro

La Primavera di Praga: a teatro per non dimenticare

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3 marzo 2010

Praga "La mia primavera di Praga", questo il nome dello spettacolo teatrale che andrà in scena questa sera al teatro Palladium di Roma. Scritto e interpretato da Jitka Frantova con la regia di Daniele Salvo, la rappresentazione, patrocinata dal ministero della Gioventù, celebra due momenti fondamentali della storia politica dell'Europa orientale: la "Primavera di Praga", che, a partire dal gennaio del 1968, avviò il processo di liberalizzazione della Cecoslovacchia e la "Rivoluzione di velluto" del 1989, la quale segnò la caduta definitiva del regime comunista cecoslovacco e concorse a ridefinire l'assetto politico internazionale del secolo scorso.
La protagonista, Jitka Frantova, compagna di vita di Jiri Pelikan, esule cecoslovacco, uno dei promotori della Primavera di Praga, questa settimana racconta la sua storia ai microfoni di Radio Gioventù, la rubrica radiofonica del ministero della Gioventù, condotta dal ministro Giorgia Meloni e dal giornalista di Rtl 102.5 Pierluigi Diaco.
"Noi siamo arrivati in Italia come esuli - spiega Jitka Frantova - perché, dopo l'occupazione sovietica, Brezhnev voleva la testa di mio marito, Jiri Pelikan, direttore generale della televisione cecoslovacca che diede il via alla Primavera di Praga per cambiare il comunismo e riformarlo completamente con un socialismo dal volto umano. Brezhnev considerava la sua televisione il centro della controrivoluzione, perché da lì sarebbero potuti arrivare segnali da tutto il mondo. Pelikan, arrivati in Italia - prosegue Jitka - sperava nell'aiuto politico del Pci, che non arrivò. Le tante lettere scritte da mio marito a Berlinguer, Sergio Segre e Occhetto non servirono a nulla. L'unico partito che ci aiutò fu il Psi di Bettino Craxi, che con un piccolo aiuto finanziario rese possibile la pubblicazione della sua rivista che fu diffusa clandestinamente in Cecoslovacchia".
"Questo spettacolo, che andrà in scena in un'unica serata, - conclude - si rivolge in modo particolare ai giovani, perché solo conoscendo la storia europea, le nuove generazioni possono imparare e non compiere gli stessi errori delle generazioni che li hanno preceduti".

Ascolta la puntata di Radio Gioventù